
Gustav Klimt, L'attesa
Se un oracolo mi avesse predetto che certe esperienze mi avrebbero solo appena sfiorato, non gli avrei creduto. Eppure, quando meno te lo aspetti, accade ciò che, razionalmente, riterresti impossibile. E ora la mia vita, che per tante volte, da anni a questa parte, mi ha messo a dura prova, è tornata ad essere quella di prima, prevedibile, monotona, senza emozioni, statica. Si è fermata, tempo fa. L'avevo riafferrata a fatica, senza convinzione, ma completamente stravolta, come non mi fosse mai appartenuta. Vivere alla giornata, giorno meglio, giorno peggio, non fare progetti, non guardare avanti: questa l'unica possibile via d'uscita. Prendo ciò che viene con un misto di rassegnata assuefazione. Non vedo futuro diverso. Non m'interessa ciò che accadrà. Non potrà mai essere peggiore di ciò che è stato. L’insoddisfazione e l’inquietudine caratterizzano il mio difficile presente. E vivo come in costante attesa. Di cosa, non lo so. Ma di qualcosa.

Sì, la nostalgia. Mi ha spinto a tornare ancora. E’ la nostalgia che mi attira in quel luogo, un richiamo forte, irrazionale, incontrollabile. Come una mano invisibile, mi afferra e mi trasporta, mi induce a ripercorrere lo stesso, identico tragitto, mi accompagna, passo dopo passo, e gli occhi percepiscono gli stessi colori intensi di allora. So già dove andare, dove sostare. Non c’è niente che distragga la mia mente, nulla che mi faccia sentire diversamente da come ricordo. Avverto la presenza di passi accanto a me, passi conosciuti, che mi riecheggiano dentro. Li sento e ne avverto l’assenza. E lì scompare qualsiasi angoscia, ogni timore, tutto è irreale, lontano, infinitamente lontano. E’ come se quel mare, nel suo ritmico incedere e ritrarsi, portasse via con sé, in un attimo, segreti, amarezze, delusioni, pensieri, solitudine, dolore.

Si è proteso su degli abissi. Ha rischiato più volte di cadere. Ma alla fine non è precipitato. In bilico sul vuoto, non ha conosciuto la caduta. Ci sono stati cedimenti, sbandamenti, delusioni, scoramenti, ma la vita l'ha sempre avuta vinta.
(Philippe Besson)

Dona il tuo aiuto e subito scordatene. Non sperare nella riconoscenza e nella gratitudine: solo così non avrai delusioni. Poiché a dimenticarsene, ancor prima di te, sarà chi l'ha ricevuto. E non pensare mai che i tuoi gesti possano essere sempre compresi e apprezzati. Né che essi possano servire come esempio e lezione di vita.

Se hai un passato di cui non sei soddisfatto, adesso dimenticalo. Immagina per la tua vita una nuova storia, e credici. Concentrati soltanto sui momenti in cui sei riuscito ad ottenere quello che desideravi: e questa forza ti aiuterà ad ottenere ciò che vuoi.
Tratto da "Monte Cinque" di Paulo Coelho e inviatomi da Chicchi......

29/09/2005 00:12
Lazise, lago di Garda, stesso alberghetto (7 camere in tutto), vengo da 18 anni, regolarmente. E' come avere casa. Qui faccio come mi pare…….Sono stato un'oretta a guardare le papere, sul lago. Sono rilassato. Devo decidere, ancora una volta, del mio futuro. Ma questa volta non ho paura. FRA
Ti immagino con lo sguardo perso a seguire le papere scorazzare per il lago, tra una sigaretta e l'altra. In quello scenario tranquillo, i pensieri sono più nitidi, meno frastornati. L'ambiente adatto per riflettere. Sì, perché ne hai bisogno. Non prendere decisioni affrettate. E' bene non aver paura del futuro, ma serve anche tanta prudenza. Mi raccomando. Non ti nascondo che sono un po' preoccupata per te, perché temo che faccia errori di valutazione. CAT
E' vero, allora non avevi paura. Eri deciso. Stavi maturando una scelta importante per il tuo futuro, quella che ritenevi fosse la migliore. Nonostante la tua determinazione, io ero in pena, poichè la rinuncia a ciò che è certo e sicuro, implica sempre un rischio grandissimo. Ma ero anche felice dell'entusiasmo ritrovato e del fatto che ti sentissi sereno. Però quella, ben presto, si rivelò una decisione azzardata, e, anche la successiva, di lì a poco ti gettò nella disperazione. Io c'ero, ti ero vicina. Tu lo volevi, dicevi di averne un vitale bisogno. Non ti ho mai lasciato solo ad affrontare l'inferno di quel lungo periodo e neanche durante gli altri momenti di crisi, mettendo a tacere le tante delusioni che, nonostante tutto, mi riservavi. Eri TU la priorità. E sono stata lo stesso al tuo fianco, dalla tua parte, un solido appoggio, una certezza, fino a pochi giorni fa, finché non hai cercato, ancora una volta, d'ingannarmi con altre bugie. E' evidente che, ai tuoi occhi, non ho saputo darti abbastanza, in tutti questi anni, non tanto da meritare qualcosa di diverso dall'opportunismo, dall'indifferenza e dalla menzogna. Non hai più bisogno di me. E forse non l'hai mai avuta realmente. Ho compreso troppo tardi che non ero io la sola da cui cercavi sostegno, ma una fra tante. Tu sai a chi rivolgerti e come commuovere. Sei sempre stato bravissimo. Sai dove puoi prendere senza che questo comporti doverti spendere. Continua pure a riempire la tua vita di legami di superficie, a cercare, a rincorrere e a crearti stimoli fatti di nulla, fatui, inconsistenti, racimolando qua e là stupide briciole di fumo per colmare il vuoto che hai attorno, senza apprezzare e coltivare quello che ti viene donato con sentimento sincero. Intravedi sempre altre spiagge all'orizzonte, più allettanti rispetto a quello che consideri un "porto sicuro", acquisito. Tanto sei certo che, al tuo ritorno, sarà ancora lì, in attesa, pronto ad accoglierti. Invece, ora l'hai perduto, per sempre. La mia arrendevolezza ti ha reso forte e spavaldo, certo che non avrei potuto fare a meno di te. E troppo superficiale da non comprendere che, dopo anni di così tanto dolore, di delusioni così taglienti, dentro di me qualcosa si stava spezzando. "Piantala. Lo sai che non finirà", la tua affermazione. Eppure, questa volta ti sbagli. Tutto finisce, anche l'amore più profondo, quando si riesce a distruggerlo in questo modo. Non hai mai capito nulla, nulla, nemmeno che una donna, in nome di un sentimento così, può annullarsi e perdonare l'impossibile, ma non di essere ripetutamente calpestata e derisa senza alcuno scrupolo. Io non ci sarò più, non per te.

Le opportunità, nella vita, non vanno mai perse.
Quelle che non sai cogliere tu, quelle che lasci andare, che ti lasci sfuggire....
se le prende e te le porta via qualcun altro.

B. Borroni, Rose rosse
Quando essere innamorate significa soffrire,.....stiamo amando troppo.
Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza......stiamo amando troppo. Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute, stiamo decisamente amando troppo. Amare troppo è calpestare, annullare se stesse....
tratto da "Donne che Amano troppo" di Robin Norwood
Me ne vado e lascio nel baule del tempo la mia poesia

con il mare
vicino alla sponda del cuore
aspettano.
Vola nel tramonto
in compagnia di larghi gabbiani
la speranza.
La loro massiccia solitudine
sulla spiaggia o nei campi
è radicata nel tempo
mentre l'uomo naviga
al di là dell'ultimo sogno.
Un delicato battito d'ali
sopra sguardi nascosti
e un'immensa distesa
di tenero silenzio.
Silvano Paganelli, Per scala e pagliai

Vorrei essere al posto dell'altra donna,
quella prescelta.
Per poter condividere il dolore.
E per regalare un sorriso.
La mia presenza,
lo so, è un momentaneo rimedio,
come altre volte.
Tuttavia, ci sarò,
per una carezza, un abbraccio,
per ascoltare, comprendere, consigliare,
per il calore di uno sguardo,
per un aiuto.
Per questo, e solo per questo,
io potrò ancora esserci.
![]()
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
![]()
Pensieri rubati

Mi sei mancata, avrei voluto sentire la tua voce mischiata a quella del mare davanti, riempire i miei occhi dei tuoi, il tuo profumo a quello che mi circondava, ma sei virtuale. Pazienza. Tienimi dentro di te.
26-10-2004
Verrà il sole, e ci ritroverà a guardarci, con curiosità, ancora, ché non smetteremo mai di curiosarci......
Leggere il colore dei tuoi occhi, sia in un bar di provincia, piuttosto che in tiva al mare, rimane, purtroppo, desiderio. Che non possiamo darci. Una scoperta. Una sorpresa. Sempre.
7 marzo 2005-00:31
Ma tu sei distratta. Il piacere di rivederti, dopo mille giorni, guardare come mi guardi.....l'odiarti e desiderarti al tempo stesso............
3 aprile 2005 22:56

Per anni ho rincorso un sogno.
Ma si stava trasformando in incubo.
C'è voluto un dolore così tanto profondo,
per arrivare a soffrire di meno.
Ora sono fuori da quel vortice.
Libera.

Possiamo ripartire da qui
per fare nostri nuovi propositi di vita,
nuove interpretazioni del nostro quotidiano.
Per rinnovarci
o soltanto per ripartire dopo qualche inconfessabile e taciuto amore,
qualche tsunami del cuore,
che ha portato via ogni ambiguo legame,
divenuto praticamente insostenibile.
tratto da STRAblog di Danilo

2-11-2007
dal tavolo 4
Continuerò a venire, Chicchi, è un impegno,
e siederò a quel tavolo, in tua compagnia,
poiché voglio che la nostra amicizia rimanga intatta.
Ricordi? Un giorno mi dicesti:
"Sappi che verranno tempi peggiori, non sarà sempre come oggi. Siine preparata.",
ma mai avrei potuto immaginare
quale ne sarebbe stato il prezzo.
Sebbene sappia che i ricordi mi faranno impazzire
e ogni volta si riapriranno ferite,
verrò.
E, ti prego,
riservami sempre anche quel posto vuoto accanto a me.
Lì, mai a nessuno permetterò di sostituire quell'assenza.
Lealtà e rispetto mi sono stati negati.
Ma io sento di doverli all'Amore profondo
che mi ha sempre spinta a correre contro il tempo,
pur di rubare anche solo pochi attimi in più
da vivere a quel tavolo,
e raggiungere chi pensavo mi volesse lì, accanto a sé.
Con me portavo la segreta speranza di trovarvi, almeno,
la sincerità di una carezza, di un sorriso, di uno sguardo d'affetto.
E con l'illusione che quel mio esserci
fosse bisogno e desiderio condivisi.
Lì, non ho avuto pudore a mostrare
la limpidezza del mio modo di darmi,
nonostante la consapevole umiliazione
che sarei stata usata ancora all'occorrenza
e poi di nuovo allontanata, rifiutata.
Non sarò io a dover abbassare lo sguardo.
Né avrò vergogna di portare con dignità
il peso di questo Amore
donato a piene mani, senza riserve,
alla sola condizione dell'onestà,
tuttavia deriso e fatto a pezzi,
e il dolore immenso di anni e anni
di un grottesco, assurdo, meschino,
sporco gioco.
Oggi le tue confidenze mi hanno lacerato il cuore.
Te l’ho anche scritto: la determinazione non era nei tuoi occhi. Né l’accettazione, non come mi hai detto.
Dolore, quello sì, arrendevolezza e consapevole sconfitta, volutamente nascoste dietro una rabbia poco credibile. Niente più desiderio di riscatto nè forza per lottare ancora.
Sono venuta via come se anche quel piccolo barlume di speranza per te, e per me, noi così simili nel vivere e percepire l'amore, fosse inghiottito da un profondo senso d'impotenza.
Quegli occhi, in un attimo, sono diventati lo specchio dei miei pensieri.
E vi ho visto riflesso il mio stesso tormento.

Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami. Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio. I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci. Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai. Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi: tu no. E sto abbracciato a te senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami. E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d'amarti solo io.
Pedro Solinas
Dal tavolo 4
Era un luogo, quello, dove credevo mi avesse voluto condurre perché gli faceva piacere "stare insieme". Quella sera aveva insistito affinché andassimo e, fino all’ultimo, non ero riuscita a capire dove fossimo diretti. Una sorpresa, disse, un posto molto particolare, dove si recava spesso. Gli chiesi se saremmo stati soli, aspettandomi una risposta affermativa, che, invece, fu vaga, volutamente non precisa, ma capii, dalla sua esitazione, che avremmo avuto compagnia. La conferma arrivò lungo il tragitto, sebbene continuasse a tergiversare. Mi accertai se avesse già prenotato. Con sicurezza affermò che non ce n'era bisogno. Mi chiese anche se avessi nulla in contrario. Tentai di esprimere perplessità, ma non aspettò la mia risposta. Però, ero curiosa.
Un posto in cui era perfettamente a suo agio, frequentato usualmente da anni, in cui ritrovò la solita cerchia di amici del tavolo 4, goliardici, simpatici, anche se, per me, perfetti sconosciuti. Più volte mi chiese se fossi a disagio, se mi sentissi fuori posto. Cosa avrei potuto rispondergli, se non che stavo bene, che non si preoccupasse, che, anche senza prenderne parte, mi faceva piacere ascoltare le loro conversazioni, che mi divertivo a osservare e studiare quei tipi che animavano la serata con risate, battute, sottintesi, vino e sigarette. Certo, erano gentili con me, accorti, molto più di quanto lo fosse lui stesso, ma la loro lunga frequentazione permetteva una confidenzialità che non poteva essere anche la mia. Mi domandavo perché avesse voluto condurmi lì, tra gente che avrebbe potuto benissimo incontrare in altri momenti. Lo venni a scoprire più tardi, a poco a poco, durante le altre occasioni in cui ritornammo insieme. Lì dentro, lui si trasformava, abbassava la guardia, diventava improvvisamente allegro, rilassato, aperto, non più scostroso e burbero. Era se stesso. Mi aveva sempre confidato il suo amore per quel posto, per quella città, amore che mi aveva trasmesso con racconti di tante esperienze vissute.
Mi piaceva andare, cominciavo ad affezionarmi a quel luogo, a sentirmi quasi di casa, a trovare simpatiche l’atmosfera scanzonata, informale, le chiacchiere sconclusionate e ironiche. C’erano, quando più quando meno, i soliti, e non si facevano certo scrupoli della mia presenza nell’usare liberamente battute e allusioni. Quest'atmosfera familiare, inusuale in altri simili contesti, m'affascinava e mi sentivo attratta e coinvolta nell'allegria generale.
Per quasi un anno, un lunghissimo anno, dovetti evitare di tornarvi. Non potevo, non sarei riuscita a varcare quella soglia senza che i ricordi mi piombassero addosso come una valanga gelida. Mi mancò.......mi mancarono. Ma non avrei superato l'impatto di una non presenza o di una presenza che non fosse lì, come altre volte, anche per me. Era netta la sensazione di sciupare qualcosa, di recidere un legame. E, soprattutto, ritenevo fosse una mancanza di rispetto per quelle sensazioni che ancora mi portavo dentro e che desideravo proteggere e conservare intatte.
L'invito a ritornarci insieme, dopo così lunga assenza, fu una sorpresa. Venni accolta come se non fossi mai mancata: la stessa atmosfera, la stessa ospitale disponibilità. Danilo, Roberta, Valeria......anche tutti gli altri erano lì, niente era cambiato, neanche quel solito modo di "stare insieme", in un intreccio scomposto, incoerente e, all'apparenza, inconcludente di conversazioni su politica e donne, musica, sport, vino e ricette, e battute ironiche, cazzeggi e tante risate....espressioni tutte di una grande amicizia.
A poco a poco il legame, con qualcuno in particolare, è diventato più profondo, poiché si è iniziato a condividere anche confidenze, inquietudini, problemi, aspettative, illusioni e delusioni, e i grandi dolori della vita. La comprensione, la solidarietà e l'appoggio espressi con parole di conforto, consigli e riflessioni, sguardi e polungati silenzi, niente di costruito, nulla di formale, ma vivo, partecipato, umano.
Ora, per me, è come un rifugio, un luogo che mi regala qualche attimo di distacco dal mio mondo reale. Vi trovo sorrisi, gentilezza e dimostrazioni d'affetto, un posto che vivo a mio agio, dove poter essere me stessa e in cui, per quei pochi momenti, riesco a respirare una boccata d'aria di libertà.
E scappo lì........ogni qualvolta sento il bisogno di fuggire o di ritornare.
"Rubo" questo post dal blog http://condoricose.splinder.com/archive/2007-06 e mi scuso con l'autore, Riccardo Madrid, per l'abuso, ma anch'io amo Ancona e quel posto in particolare, a cui sono legata da intensi ricordi. Nel leggere questo scritto, ho provato molta emozione. Andarvi è sempre una grande gioia. Ho profonda stima di Danilo, Chicchi, e nutro per lui un affetto sincero. Il merito dell'accoglienza e dell'amicizia che vi trovo, va a chi mi ci ha portata la prima volta, tanto tempo addietro, e con cui ho continuato a condividere il piacere di "stare insieme", al tavolo 4: FRA.

Vicolo di Strabacco
La produzione di acquarelli da portarmi in Cile va avanti e mi obbliga a guardare questa mia città non con gli occhi di chi passa per le vie distratto e di corsa perché deve arrivare da un posto all’altro in fretta e per lavoro. No, mi obbliga a guardare gli angoli, le piazze e le strade e pensare a cosa c’è dietro i muri, ad immaginare come sarebbe quel posto senza macchine, a pensare che, tutto sommato, Ancona è più bella di quanto i suoi abitanti credano.
Affianco a questo vicolo, ad esempio, c’è “Strabacco” (osteria-teatro). Diciamo che nell’anima è una raffinata “osteria” dove il titolare, Danilo, ha fatto veramente “un ristorante di un certo tipo”. Ho sentito tantissime volte persone che si proponevano di “mettere su” un luogo così: “di un certo tipo”, senza definire mai di quale tipo si trattasse e quindi senza riuscirci. Danilo lo ha definito e, lavorando molto, ci è riuscito.
Aperto nel 1978, aveva in cucina una macchina a gas con quattro fornelli, uguale a quella che c’era a casa mia. e forse, se è possibile, più sgangherata. C’era qualche tavolo, qualche sedia e tante idee, ma soprattutto c’era la presenza carismatica di una persona convinta che la gastronomia seria è cultura.
Danilo ha studiato, ha studiato tanto le tradizioni culinarie delle Marche, i suoi vini, i suoi prodotti, è andato a scovare tutti i “segreti della nonna” . Poi è cresciuto con intelligenza ed è stato bravissimo a non perdere lo spirito degli inizi, e cioè quello di un luogo dove non c’è bisogno di conoscere una persona per sedersi allo stesso tavolo.
Da Strabacco si può “stare insieme”. Non sono un cliente assiduo, ma molte cene o pranzi “importanti” li ho fatto lì. Chi serve a tavola non arriva certo con lo smoking, ma arriva con quel sorriso che ti fa sentire a casa. Poi passa Lui a salutare sempre con le parole appropriate, si tratti di un giornalista, di un ambasciatore, di un attore, di un politico, di un gastronomo o semplicemente si tratti di me che non sono nulla di tutto ciò. Con Danilo ho un debito.
Molte volte ho citato in Condoricose i “miei raccontini” e di questi ne ho pubblicato uno solo. Si tratta de “L’ancora e la locomotiva”, un ricordo del mio peregrinare tra le case che Neruda ha lasciato in Cile. La “edizione” è un volumetto di 20 pagine (cm 10x14) stampato con una certa eleganza in occasione di un recital di poesie del Premio Nobel e soprattutto finanziato da Strabacco. A questo punto credo che l’acquarello non lo porterò in Cile, ma lo regalerò a Danilo.
Commento al post

Voglio riproporre un commento a un mio post di quasi quattro anni fa. Non portava né firma né altra indicazione. Anonimamente bello e struggente. Ma, anche dopo così tanto tempo, queste parole continuano a suscitare emozioni. Mi farebbe immenso piacere "ritrovare" chi le ha lasciate sparse qui dentro.....
25 Aprile 2004 - 15:22
"Ormai vivo di attimi. Lavoro, metropolitana, viaggi, ufficio, moglie, figli, amici, colleghi, parenti... ma il mio cuore è in un luogo solo, accanto a una donna con cui vivo momenti di sincerità, gioia, dolcezza e malinconia... Un luogo che non si può manifestare che in minuti imprevedibili in cui il tempo si ferma, lo spazio si dilata, e poi... poi torna tutto come prima... torniamo nelle nostre vite con la certezza di avere in comune un'isola segreta... nota solo a noi due. Ecco il mio carpe diem."

..........
Vivi sempre con passione
rispetta le persone
e l'amore per te stessa
difendilo, non farlo maltrattare,
tu rischia ma rimani uguale.
Che sia buona vita,
che sia buono il tempo,
canti canti il vento,
finchè notte sia finita.
Che sia buona vita,
che sia buono il tempo,
canti canti il vento,
che il tuo sogno prenda vita.
...........

Grazie per la tua compagnia
scivola la notte va via
dentro c’ è uno strappo sottile
e il tempo passa senza chiedere.
Scelgo i pezzi del passato
prendo poche cose e vado
ma porto sempre in fondo a me qualcosa che assomigli un poco a te.
(......)
Grazie per la tua compagnia
prende fiato l’ anima mia
tremo a una parete sottile
e il cuore cede dov’ è fragile.
Vivo appesa a un filo e cado
corro e non so dove vado
ma cerco sempre intorno a me qualcosa che assomigli un poco a te.
Di lui che ne sarà
parlarne a poco servirà
se non a riaprire una ferita
che si è asciugata con fatica.
Ora lascia in giro un po’ d’ allegria
quella che trascini con te.
Cara vicinissima voce
spazio aperto tra le nuvole
pensami tra la gente
pensami e sarai presente
e porta sempre in fondo a te qualcosa che assomigli un poco a me.