07/04/2008

Lo sai che non finirà.....

                      



29/09/2005  00:12

Lazise, lago di Garda, stesso alberghetto (7 camere in tutto), vengo da 18 anni, regolarmente. E' come avere casa. Qui faccio come mi pare…….Sono stato un'oretta a guardare le papere, sul lago. Sono rilassato. Devo decidere, ancora una volta, del mio futuro. Ma questa volta non ho paura. FRA




29/09/2005  00:45


Ti immagino con lo sguardo perso a seguire le papere scorazzare per il lago, tra una sigaretta e l'altra. In quello scenario tranquillo, i pensieri sono più nitidi, meno frastornati. L'ambiente adatto per riflettere. Sì, perché ne hai bisogno. Non prendere decisioni affrettate. E' bene non aver paura del futuro, ma serve anche tanta prudenza. Mi raccomando. Non ti nascondo che sono un po' preoccupata per te, perché temo che faccia errori di valutazione. CAT



E' vero, allora non avevi paura. Eri deciso. Stavi maturando una scelta importante per il tuo futuro, quella che ritenevi fosse la migliore. Nonostante la tua determinazione, io ero in pena, poichè la rinuncia a ciò che è certo e sicuro, implica sempre un rischio grandissimo. Ma ero anche felice dell'entusiasmo ritrovato e del fatto che ti sentissi sereno. Però quella, ben presto, si rivelò una decisione azzardata, e, anche la successiva, di lì a poco ti gettò nella disperazione. Io c'ero, ti ero vicina. Tu lo volevi, dicevi di averne un vitale bisogno. Non ti ho mai lasciato solo ad affrontare l'inferno di quel lungo periodo e neanche durante gli altri momenti di crisi, mettendo a tacere le tante delusioni che, nonostante tutto, mi riservavi.  Eri TU la priorità. E sono stata lo stesso al tuo fianco, dalla tua parte, un solido appoggio, una certezza, fino a pochi giorni fa, finché non hai cercato, ancora una volta, d'ingannarmi con altre bugie. E' evidente che, ai tuoi occhi, non ho saputo darti abbastanza, in tutti questi anni, non tanto da meritare qualcosa di diverso dall'opportunismo, dall'indifferenza e dalla menzogna. Non hai più bisogno di me. E forse non l'hai mai avuta realmente. Ho compreso troppo tardi che non ero io la sola da cui cercavi sostegno, ma una fra tante. Tu sai a chi rivolgerti e come commuovere. Sei sempre stato bravissimo. Sai dove puoi prendere senza che questo comporti doverti spendere. Continua pure a riempire la tua vita di legami di superficie, a cercare, a rincorrere e a crearti stimoli fatti di nulla, fatui, inconsistenti, racimolando qua e là stupide briciole di fumo per colmare il vuoto che hai attorno, senza apprezzare e coltivare quello che ti viene donato con sentimento sincero.  Intravedi sempre altre spiagge all'orizzonte, più allettanti rispetto a quello che consideri un "porto sicuro", acquisito.  Tanto sei certo che, al tuo ritorno, sarà ancora lì, in attesa, pronto ad accoglierti. Invece, ora l'hai perduto, per sempre.  La mia arrendevolezza  ti ha reso forte e spavaldo, certo che non avrei potuto fare a meno di te. E troppo superficiale da non comprendere che, dopo anni di così tanto dolore, di delusioni così taglienti, dentro di me qualcosa si stava spezzando. "Piantala. Lo sai che non finirà", la tua affermazione. Eppure, questa volta ti sbagli. Tutto finisce, anche l'amore più profondo, quando si riesce a distruggerlo in questo modo. Non hai mai capito nulla, nulla, nemmeno che  una donna, in nome di un sentimento così, può annullarsi e perdonare l'impossibile, ma non di essere ripetutamente calpestata e derisa senza alcuno scrupolo. Io non ci sarò più, non per te.  

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01/03/2008

I miei occhi......

Pensieri rubati

Occhi 1

Mi sei mancata, avrei voluto sentire la tua voce mischiata a quella del mare davanti, riempire i miei occhi dei tuoi, il tuo profumo a quello che mi circondava, ma sei virtuale. Pazienza. Tienimi dentro di te.

26-10-2004

Verrà il sole, e ci ritroverà a guardarci, con curiosità, ancora, ché non smetteremo mai di curiosarci......

6 marzo 2005-22:54

Leggere il colore dei tuoi occhi, sia in un bar di provincia, piuttosto che in tiva al mare, rimane, purtroppo, desiderio. Che non possiamo darci. Una scoperta. Una sorpresa. Sempre.

7 marzo 2005-00:31    

Ma tu sei distratta. Il piacere di rivederti, dopo mille giorni, guardare come mi guardi.....l'odiarti e desiderarti al tempo stesso............

3 aprile 2005 22:56

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02/09/2007

24/03/06 ore 02:00

Ebbene no, non osai. Non mi mossi. Rimasi semplicemente al mio posto, limitandomi ad amarla con tutta l'anima. E quando ci lasciammo, quella sera, non l'avevo baciata. Ricordo però la prima volta che la baciai, nel dirle addio, un momento solenne per il quale dovetti raccogliere tutto il mio coraggio. Non riuscimmo mai a procurarci più di una dozzina di appuntamenti di nascosto, e ci baciammo forse una dozzina di volte, come si baciano i giovinetti, brevemente, ingenuamente, con stupore quasi. Non la condussi mai in nessun luogo di divertimento, nemmeno ad un matinee; una sola volta mangiammo insieme cinque centesimi di caramelle. Ma ho sempre fermamente creduto che lei mi amasse. Io so di averla profondamente amata; fantasticai e sognai di lei per un anno intero e forse più, e ancor oggi il suo ricordo mi è molto caro.

(Jack London, Ricordi di un Bevitore)
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06/03/2005

Mario Luzi

                                       Marc Chagall, Untitled

Poi malgré tout è fine febbraio o marzo

Poi malgré tout è fine febbraio o marzo:
la primavera non c'è ancora,
c'è, trepidante, quella numinosa nebula,
quel fuoco bianco nell'aria,
quelle velature seta e argento,
tutto ciò che desidera il senso
ci sia
in questa piega dell'anno, tutto,
la prima barca, il primo verde dei salici,
la prima ruota d'acqua
alla virata dell'armo.
C'è tutto, tutto.
Tutto incredibilmente.

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04/03/2005

Pensieri....parole, vita di un

Stasera non mi vengono le parole. Sono stanco, giù di morale e con brutti presentimenti. In uno squallido motel di Savona, con le tende un tempo bianche ed i mobili lisi dal tempo. Medito su questa mia vita da nomade che vorrei finisse. In tutti i sensi.

Grazie per la tua lucida solidarietà, mi piace sentire che condividi i miei stati d'animo. Stasera, a Milano, son tornato dal Gigi, che sta in ospedale, male, e il suo socio, che è disperato e teme il peggio, come tutti, purtroppo, mi ha proposto di prendere il locale con lui nell'eventualità che il Gigi tiri le cuoia. Mi son sentito male. Già lo hanno seppellito. Voglio trasferirmi su Marte. A che ora parte il treno? Mi sei cara.

Ero sicurissima, ci avrei giurato, che saresti tornato da lui, forse con la vaga speranza di trovarlo lì, solido e imponente, con il suo sguardo onesto; non te l'ho chiesto, ma lo davo per scontato. Così come davo per scontato, conoscendoti, che, dopo, ti saresti sentito male perché, purtroppo, parlare di morte e pensare ad essa, in questi casi, è più naturale e meno falso che parlare di guarigione e di vita. Si SPERA, forse più perché a questo è portato l'animo umano, che per convinzione. La proposta del socio de "Il Gigi".....è razionale e lucida, se pur nella disperazione. Un atto che ti dimostra, comunque, fiducia, stima, rispetto e simpatia. Spero che non debba mai trovarti nella condizione di valutare e scegliere quella possibilità, per tanti motivi, il primo dei quali è che significherebbe aver perso il Gigi.

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16/02/2005

Il GIGI

      Porta Ticinese (Porta Cicca)

Milano è il posto delle contraddizioni: modernità e gotico, movimenti operai e grande finanza, città industriale (ancora, speriamo) ma che ha un hinterland che soddisfa il 70% del fabbisogno di frutta e verdura. La trovo una città malinconica, ruggente e romantica, vissuta molto male, a mio avviso, dagli alieni che ci si muovono dentro. Prima l’ho molto odiata, non riuscivo a capirne la sostanza, l’interiorità, l’anima. Non capivo, e a volte non capisco ancora, la freneticità. Sai, noi che viviamo tutto sommato in un posto felice (poi ti spiegherò perché), mal digeriamo ritmi sconosciuti. Non facenti parte delle nostre tradizioni, della nostra cultura montanara, che è lontana anni luce da quella della gente di pianura, o di mare.

Oramai ci vengo regolarmente da una dozzina di anni, tempo addietro ho anche avuto un loft in affitto in via Ripamonti, zona sud, ma non ero mai riuscito ad entrare nell' essenza pura del luogo. Non riuscivo a sentirne le vibrazioni intime come invece mi succede a Roma per ovvi motivi ed a Napoli, ché quello è amore puro.

In effetti, se ci pensi bene, non esiste una letteratura mitologica della città, a parte forse il poeta Carlo Porta o Manzoni, ma parliamo di due secoli fa.

Roma è stata esaltata da P.P.Pasolini, poeta/scrittore geniale, che in almeno tre romanzi ( Ragazzi di vita –Vita violenta – Mamma Roma ) più vari film, uno su tutti, Accattone, ha spiegato al volgo, lui friulano, l’anima vera della città, che ha vissuto sulla pelle fino a morirci come tutti sappiamo o dovremmo sapere.

Napoli non ha bisogno di cantori, già se la canta da sola. Ma non puoi rievocare Eduardo o De Sica senza automaticamente collegarli al golfo e dintorni.

Milano no. Almeno su di me, fino a sei mesi fa. Poi ho conosciuto il Gigi.

Il Gigi ha un’osteria, di quelle vere, con i vecchi catarrosi che si giocano i rimasugli dell’anima a carte e barbera. Il Gigi ha il viso, gli occhi, le spalle, il fisico, la voce e l’esperienza di ragazzo cinquantaquattrenne con una moglie e due  figli alle spalle, trecento storie davanti, tremila bottiglie di vino bevute e trentamila sigarette nei polmoni. Ma soprattutto lo sguardo leale. Merce rara, da wwf. In quell’ osteria, a Porta Cicca, luogo mitico della mala milanese, della “veij milàn”, ho capito, finalmente, l’anima di questa città, generosa e ritrosa.

In sei mesi è nata un’amicizia di quelle fulminanti. Quante sere seduti al tavolo, dopo la fiumana di gente, in silenzio a dirci tutto. In silenzio. Non è facile dirsi tutto in silenzio. Ma se ci riesci hai trovato la persona giusta. Quella che: ti puoi fidare.

Il Gigi ha un cancro. Non lo sapevo. Me lo ha detto stasera un suo amico, ché sono andato a trovarlo nella sua osteria ma lui non c’era. Sta in ospedale e non vuole essere visto. Lo capisco. Farei lo stesso.

Se va bene campa un anno.

Giornataccia 

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04/02/2005

Camera d'albergo

 Camera d'albergo, Edward Hopper. Collezione Thyssen-Bornemisza.

Solo a Cesena. Solo nel senso che sono solo, non nel senso che qui possa accadere una cosa, solo a Cesena. Cesena, cittadina silente e noiosa, ortofrutticola, direi, con quella borghesia ritrosa e gelosa delle piccole conquiste pseudoborghesi degli anni delle vacche grasse. Finiti. La compagnia, stasera, come tante altre sere, è la radio, ché la tv la schifo, sintonizzata su una emittente locale che millanta felicità effimere e luoghi comuni come se piovesse.
Il posacenere, situato rigorosamente alla sinistra del 'puter, trabocca di sigarette iniziate e non finite, in questa camera d'albergo anonima e scontata, come le altre mille che ho frequentato, e le duemila che frequenterò, sempre in perfetta solitudine. La solitudine, vuoi per lavoro che per scelta, è un esercizio duro e difficile di vita. Certamente una scelta, dovuta anche al lavoro, quindi alla vita che hai scelto. Non riesci a stare dietro una scrivania? Viaggia e produci, che sennò, sopratutto dopo i cinquanta, diventi un orpello. Accendo la ottantaquattresima sigaretta, mi guardo intorno, osservo questa camera, impregnata di passaggi di vite, di soste fugaci e sicuramente sofferte, come me stasera. Domattina, sollievo, mi sveglio, cercando di capire dove sono, ma sono abituato a risvegli in luoghi stranieri, doccia in una doccia non mia, dove avverto forti, palpabili, altre presenze, altre sofferenze, altre mancanze. Quiddentro aleggiano telefonate di mancanze o di odi, presenze aleatorie; l'essere costretti a condividere comunque una storia con chi non conosci. E che non conoscerai mai. Strani, gli alberghi, quelli di lavoro, quelli che ci stai una notte, che se non sei abituato non dormi,  perché cambiare letto tutte le notti.........o ci hai fatto il callo negli anni o cambi mestiere. Sento il treno in lontananza. Avverto una mancanza: Fra

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Il maledetto fa sul serio...

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Michelangelo Buonarroti, La sbornia di Noé - 1508-12 - affresco - cappella Sistina, Vaticano

 

"…………….Il maledetto fa sul serio, beve come se gli stessero per strappare il bicchiere di mano, un drink dopo l’altro, fino ad arrivare ad una tale quantità d’alcool ingerito che stroncherebbe chiunque. Eppure, il portatore della maledizione non si libera della sobrietà, tutto al contrario : ogni nuovo sorso gli apporta un grado maggiore di lucidità. Questo accade a bevitori con stile, bevitori cazzuti e generalmente colti, spesso persino veri e propri intellettuali. Ignoro quale possa essere il nesso tra questa resistenza all’alcool e l’erudizione, a meno che non sia una crudele conseguenza dell’arguta massima biblica: “ quanta più conoscenza tanto più dolore “.

 

Juan Bas: "Trattato sui postumi della sbornia"

Commentare questo brano da perfetta astemia è piuttosto arduo, ma proverò.
Bere per sopire il dolore che deriva dalla conoscenza. La conoscenza è propria delle persone colte, degli eruditi, degli intellettuali, di coloro che non si accontentano di una superficiale visione delle cose, ma tendono ad approfondire gli aspetti della vita e ciò che scoprono genera spesso insoddisfazione e smarrimento.
Vi sono stati filosofi quali Spinosa e Schopenhauer e poeti quali Foscolo e Leopardi, che hanno dato testimonianza della loro sofferenza nell’essere consapevoli della caducità della vita, dell’incapacità della ragione di comprendere, di superare gli ostacoli che si frappongono tra la scienza assoluta e infinita e la limitatezza del genere umano. Questa massima biblica qui citata, per dimostrare come “il maledetto”, siccome colto e quindi consapevole, possa essere giustificato dal suo illimitato bisogno di bere, mi sembra piuttosto una forzatura e un’esagerazione, fermo restando che un fondo di verità ci sia . Questo bevitore descritto da Bas nel suo libro, potrebbe corrispondere allo stereotipo del “colpito dalla vita” o “colui che è costretto all’alcol”, da gravose situazioni esistenziali, nei cui riguardi non riesce a reagire in maniera diversa dal bere. L’incontro con l’alcol si realizza in conseguenza di un evento doloroso, che assume il valore di “crisi vitale”. L'alcol diviene il mezzo per sopportare, per lenire le paure e il dolore.
“Il maledetto” beve come se ogni bicchiere fosse l’ultimo, beve consapevolmente perché rimane sobrio e perfettamente vigile, anzi, aumenta la lucidità ad ogni sorso. Ha bisogno degli effetti soporiferi dell'alcol per uscire da una situazione di forte disagio interiore. Ma più beve, più ne è assuefatto e minori sono gli effetti. Ecco il sempre crescente bisogno di bere che diventa insieme bisogno fisico e psicologico.

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03/02/2005

Leggere....

Raccolgo le sollecitazioni e i consigli di un lettore/amico:

di Charles Bukowski

"Santo cielo, perché porti la cravatta?"
(The Night Torn Mad With Footsteps (prima parte)

Questa è la prima parte di una raccolta uscita postuma negli Stati Uniti, The Night Torn Mad With Footsteps, che comprende poesie scritte fra il 1970 e il 1990. Vecchi Tarzan hollywoodiani finiti all’ospizio, pugili precipitati dalla gloria all’alcolismo, fantini vedovi che commuovono l’intero ippodromo; il funerale dell’amato John Fante, i ricordi di un’infanzia violenta e di una vita passata fra stanze in affitto e banconi di bar: questa la “Los Angeles dell’anima” che Bukowski racconta con la sua voce inconfondibile, carica di ironia e tenerezza.

Tutte le poesie

DICKINSON EMILY

"Una pantera nel guanto" (è l'ultimo verso della poesia n. 244), raccoglie cento liriche tra quelle meno note al pubblico italiano, dove più estreme appaiono le manifestazioni delle consuete polarità poetiche della Dickinson.

A ovest di Roma

Fante John 

"A ovest di Roma"

Quattro figli dediti all'erba e alla musica di Frank Zappa, una moglie stanca e annoiata, una gloriosa casa a forma di ipsilon sulla costa dell'oceano: la vita di Henry Molise, scrittore in crisi di ispirazione, sembrerebbe destinata a una quotidianità prevedibile fatta di litigi e rappacificazioni domestiche.

Juan Bas: "Trattato sui postumi della sbornia"

C'è anche chi riesce a scrivere un libro sui mal di testa e lo stato d'animo che molti conoscono il giorno dopo una bevuta colossale. Si chiama Juan Bas, scrittore basco. Ha scritto il Trattato sui postumi della sbornia. Sottotitolo: Le ore dell'inutile pentimento (tr. it. C. Artenio, Castelvecchi, 12). Un'analisi dedicata a tutti coloro "che dividono l'anno in tre parti uguali di rigorosa alternanza: giorno di sbronza, giorno di postumi, giorno di riflessione e via da capo". Imperdibili i consigli delle cose da non fare nei giorni di "risacca" (geniale intuizione del traduttore) come "non correre neanche morto" o "non accostarti a vecchie profumate". Oppure alcuni grandi avvenimenti che hanno cambiato la storia dettati, secondo l'autore, dai postumi di sbornia dei personaggi come quando Fernando VII abrogò la legge salica (che proibiva alle donne di regnare) "il giorno dopo che si era preso una bella ciucca di grappa e aveva trascorso la notte con due cortigiane gemelle".

Dello stesso genere e sullo stesso argomento, a FRA, se non l'avesse già fatto, suggerisco di leggere:

Luca Ragagnin-Enrico Remmert, Elogio della sbronza consapevole

I due libri in questione sono bizzarri esercizi di stile sul tema dell'ebbrezza nella storia dell'umanità, ma anche della letteratura e dell'arte (fino al fumetto!), scritti con humor e ironia.

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17/12/2004

Roma

Ho camminato tutto il giorno per il centro di Roma, città amata/odiata. Camminare, riannusare l'odore, ché ogni città ha il suo, perdersi nel barocco urlato sottovoce delle chiese maltrattate, dei monumenti inutilmente trascurati, del traffico ossessivo ed alienante, del dialetto che bene o male ancora porto nel mio esporre, sensazioni che per me sono irrinunciabili. Il lavoro che faccio mi porta a girare le città, da ognuna delle quali traggo sensazioni e sentimenti che poi ti restano dentro, indissolubilmente. Ti ho scritto di Napoli, città inutilmente mortificata, potrei descriverti Bologna piuttosto che Bari o Ravenna.............Manca, e mi manca veramente, il senso della condivisione, mi piacerebbe poter spiegare, raccontare situazioni, aneddoti, odori, afrori, momenti magici oppure di disperazione, che pure ci sono stati, e purtroppo ancora ci saranno. La mia vita è fatta sopratutto di mancanze, di crisi di identità, di mancanza di un porto sicuro da condividere, anche se amo visceralmente il PAESELLO, ma non mi vedrà vecchio.....

 

 

 

Ti ho già detto che mi piace come scrivi. Hai uno stile immediato, essenziale, incisivo, fatto di pennellate di vita vissuta e di sensazioni che ti restano sulla pelle. Vivi i luoghi camaleonticamente immerso in essi e ne cogli i molteplici aspetti e le innumerevoli sfaccettature con razionale lucidità, ma, nel contempo, con l’animo di chi, per carattere e per cultura, è abituato a sentire visceralmente quanto gli accade attorno. Ma non sempre ne rimani pienamente coinvolto: il tuo è un “entrare” nell’ambiente e, contemporaneamente, un restarne fuori, come uno spettatore che, proprio perché solo spettatore, cerca di “prendere” ciò che poi porterà con sé, ma lontano da lì. Sei passionale nel tuo approccio con la realtà, un attento osservatore, un critico ironico e consapevole. Usi un linguaggio estremamente realistico, che viene caratterizzato da scioltezza di forma e ricercatezza di termini, il cui significato contrastante rende pienamente l’idea della contraddittorietà delle situazioni esperienziali che ti trovi a vivere in questo tuo continuo peregrinare da una città all’altra. Riproduci immagini, suoni, rumori, odori, sapori, in maniera così netta che riesci a trasmetterli come vivide sensazioni.

Bellissima espressione:”….perdersi nel barocco urlato sottovoce delle chiese maltrattate, dei monumenti inutilmente trascurati, del traffico ossessivo ed alienante”. Quel “perdersi” dà veramente l’idea del caotico mondo cittadino, in cui non si è nessuno tra tanti, ognuno individualmente preso dalla vita frenetica e, allo stesso momento, legato indissolubilmente a quel ritmo vorticoso perché non ve ne sono altri possibili. Non amo Roma quanto Napoli, non c‘è ricordo nel mio passato, che sia in grado di farmi rivivere emotivamente quella città, pur consapevole della sua bellezza. Non vi è valido motivo per cui mi senta attratta dal ritornarci, non ne avverto il fascino sottile che esercita il luogo dove le esperienze vissute ti hanno profondamente coinvolto. Il mio venire a Roma è legato, per lo più, agli studi o a sporadiche visite, e non ho avuto mai con me qualcuno in grado di “spiegare, raccontare situazioni, aneddoti, odori, afrori, momenti magici oppure di disperazione….” e al quale avessi potuto associare alcuna esperienza significativa e degna di ricordo, nessuno che me l'abbia saputa far amare. Di questa stupenda città mi rimane la magnificenza della sua cultura e la grandezza del suo percorso storico, ma non vi sono legata sentimentalmente. Ecco perché, di lei, avverto prevalente la sensazione di “traffico ossessivo ed alienante” piuttosto che di città ospitale e irresistibile, da vivere sulla pelle. Napoli è Napoli, unica nel suo genere, non si pongono paragoni. Caotica quanto vuoi, ma è una città che ti avvolge e ti coinvolge, completamente.

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21/11/2004

 Circolo Mandolinistico Euterpe Bz

MUSICA. Nel tuo profondo depositiamo i cuori e le anime. Tu ci hai insegnato a vedere con le nostre orecchie e a ad udire con i nostri cuori.

Kahlil Gibran

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02/11/2004

Occhi 1

Occhi di DONNA gatta.

Femmina un po’ matta.

 

Ricordo di una lotta

che perderemo in due.

Fra

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01/11/2004

Strane rane,

donne oramai lontane.

Ricorderai, forse, le rime

che ti sussurrano di me.

(Fra)

Piovono le bombe come fosse neve.

Che il cielo ti sia lieve, domani,

figlio di Allah.

(Fra)

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26/10/2004

Napul'è

                       

 

Napoli, o l'ami visceralmente o la odi con ugual passione. Città contorta, avvitata su se stessa, impenetrabile ma allo stesso tempo, aperta ad esperienze che, se vissute con le persone giuste, rischiano di diventare indimenticabili. L'architettura della città indica, senza ombra di dubbio, di trovarsi al cospetto di una capitale, decadente, ma capitale. Certi scorci, certe sceneggiature a cielo aperto, ne fanno un teatro umano forse unico al mondo.
Sentire certi odori che negli anni hai catalogato come gradevoli, e che solo certi luoghi d'affezione ti danno, è estremamente piacevole. Poi Capri all'orizzonte, il casino endemico e fisiologico alle spalle, amo questa città, strana, magica, misteriosa ma allo stesso tempo aperta al futuro e, per fortuna, al passato. Mi sei mancata, avrei voluto sentire la tua voce mischiata a quella del mare davanti, riempire i miei occhi dei tuoi, il tuo profumo a quello che mi circondava, ma sei virtuale. Pazienza. Tienimi dentro di te.

 

 

Con poche “pennellate”, quasi un pittore, hai saputo cogliere le peculiari caratteristiche di quella città che anch’io ho imparato ad amare, così come mi entusiasma la gente chiassosa e il suo caotico modo di vivere. Mi piace guardare la città dall’alto, adagiata in quello scenario sconfinato che è il golfo; ma altrettanto amo tuffarmi nei vicoli, tra la gente, nei mercati, nei bar e cogliere commenti in quel tipico dialetto colorito ed espressivo come pochi. E’ un appuntamento fisso, ogni volta che vado, al porto e al mercato: ascoltare i venditori delle bancarelle reclamizzare i propri prodotti con una mimica gestuale che ha dell’incredibile e con espressioni uniche, sono sensazioni ed emozioni che non mi perderei per nulla al mondo. Poi Spaccanapoli, dove perdi lo sguardo tra fiumi di biancheria stesa, bambini vocianti nei vicoli, donne affacciate alle finestre che commentano platealmente di tutto, incuranti di chi passa e ascolta. Né perdo l’esperienza di un “bagno di traffico”, dove le regole della strada vanno a farsi benedire: si passa con il rosso e ci si ferma con il verde…gente che impreca, commenta, strombazza, gesticola, senza alcun ritegno. Città contraddittoria, è vero, ma meravigliosamente viva e bellissima. Quei colori e quegli odori sono solo in quel luogo, non in altri. E quei suoni……la musica…tutto ti coinvolge e ti affascina. Non si può non provare nostalgia e desiderio di ritornare. Sì, sarebbe un’esperienza indimenticabile, tu ed io, con questa nostra disposizione d’animo a cogliere le sfumature e a godere della bellezza, essere lì, insieme, con davanti il mare, le navi e, in lontananza Capri, Ischia e il Vesuvio. Mi si stringe il cuore al solo pensiero di come avrebbe potuto essere.

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03/10/2004

Il primo amore

..........

Ahi, come mal mi governasti, amore!

Perché seco dovea sì dolce affetto

Recar tanto desio, tanto dolore?

..........

Giacomo Leopardi, Il primo amore

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Chi sono

Blogger: Saffo13
Nome: Fragile
A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
non esce e la lingua si lega.
Un fuoco sottile sale rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.
(Saffo) (24 maggio 2002)

La mia musica



Sting-FRAGILE


Sting-FRAGILE



Eric Clapton-WONDERFUL TONIGHT



De André
LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO



The Beatles-AND I LOVE HER



The Beatles-HEY JUDE



The Beatles-LET IT BE



Leonard Cohen
DANCE ME TO THE END OF LOVE



Sting
SAINT AGNES AND THE BURNING TRAIN



Vasco Rossi
LA NOSTRA RELAZIONE

Partecipano

Immagini di ricordi

Blog video: Wonderful tonight
Vedi altri media

Due parole su di me

AMO:

La Nutella
Ricevere carezze
Le sorprese
Guidare
Il mare
Legare luoghi ai ricordi
Tante candele accese
L'arcobaleno
La musica

DETESTO:

Il silenzio come dissenso
Le menzogne
Chi non sa mantenere promesse
La sciatteria
Il disordine
Essere in ritardo
Che gli altri siano in ritardo

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