Dal tavolo 4
Era un luogo, quello, dove credevo mi avesse voluto condurre perché gli faceva piacere "stare insieme". Quella sera aveva insistito affinché andassimo e, fino all’ultimo, non ero riuscita a capire dove fossimo diretti. Una sorpresa, disse, un posto molto particolare, dove si recava spesso. Gli chiesi se saremmo stati soli, aspettandomi una risposta affermativa, che, invece, fu vaga, volutamente non precisa, ma capii, dalla sua esitazione, che avremmo avuto compagnia. La conferma arrivò lungo il tragitto, sebbene continuasse a tergiversare. Mi accertai se avesse già prenotato. Con sicurezza affermò che non ce n'era bisogno. Mi chiese anche se avessi nulla in contrario. Tentai di esprimere perplessità, ma non aspettò la mia risposta. Però, ero curiosa.
Un posto in cui era perfettamente a suo agio, frequentato usualmente da anni, in cui ritrovò la solita cerchia di amici del tavolo 4, goliardici, simpatici, anche se, per me, perfetti sconosciuti. Più volte mi chiese se fossi a disagio, se mi sentissi fuori posto. Cosa avrei potuto rispondergli, se non che stavo bene, che non si preoccupasse, che, anche senza prenderne parte, mi faceva piacere ascoltare le loro conversazioni, che mi divertivo a osservare e studiare quei tipi che animavano la serata con risate, battute, sottintesi, vino e sigarette. Certo, erano gentili con me, accorti, molto più di quanto lo fosse lui stesso, ma la loro lunga frequentazione permetteva una confidenzialità che non poteva essere anche la mia. Mi domandavo perché avesse voluto condurmi lì, tra gente che avrebbe potuto benissimo incontrare in altri momenti. Lo venni a scoprire più tardi, a poco a poco, durante le altre occasioni in cui ritornammo insieme. Lì dentro, lui si trasformava, abbassava la guardia, diventava improvvisamente allegro, rilassato, aperto, non più scostroso e burbero. Era se stesso. Mi aveva sempre confidato il suo amore per quel posto, per quella città, amore che mi aveva trasmesso con racconti di tante esperienze vissute.
Mi piaceva andare, cominciavo ad affezionarmi a quel luogo, a sentirmi quasi di casa, a trovare simpatiche l’atmosfera scanzonata, informale, le chiacchiere sconclusionate e ironiche. C’erano, quando più quando meno, i soliti, e non si facevano certo scrupoli della mia presenza nell’usare liberamente battute e allusioni. Quest'atmosfera familiare, inusuale in altri simili contesti, m'affascinava e mi sentivo attratta e coinvolta nell'allegria generale.
Per quasi un anno, un lunghissimo anno, dovetti evitare di tornarvi. Non potevo, non sarei riuscita a varcare quella soglia senza che i ricordi mi piombassero addosso come una valanga gelida. Mi mancò.......mi mancarono. Ma non avrei superato l'impatto di una non presenza o di una presenza che non fosse lì, come altre volte, anche per me. Era netta la sensazione di sciupare qualcosa, di recidere un legame. E, soprattutto, ritenevo fosse una mancanza di rispetto per quelle sensazioni che ancora mi portavo dentro e che desideravo proteggere e conservare intatte.
L'invito a ritornarci insieme, dopo così lunga assenza, fu una sorpresa. Venni accolta come se non fossi mai mancata: la stessa atmosfera, la stessa ospitale disponibilità. Danilo, Roberta, Valeria......anche tutti gli altri erano lì, niente era cambiato, neanche quel solito modo di "stare insieme", in un intreccio scomposto, incoerente e, all'apparenza, inconcludente di conversazioni su politica e donne, musica, sport, vino e ricette, e battute ironiche, cazzeggi e tante risate....espressioni tutte di una grande amicizia.
A poco a poco il legame, con qualcuno in particolare, è diventato più profondo, poiché si è iniziato a condividere anche confidenze, inquietudini, problemi, aspettative, illusioni e delusioni, e i grandi dolori della vita. La comprensione, la solidarietà e l'appoggio espressi con parole di conforto, consigli e riflessioni, sguardi e polungati silenzi, niente di costruito, nulla di formale, ma vivo, partecipato, umano.
Ora, per me, è come un rifugio, un luogo che mi regala qualche attimo di distacco dal mio mondo reale. Vi trovo sorrisi, gentilezza e dimostrazioni d'affetto, un posto che vivo a mio agio, dove poter essere me stessa e in cui, per quei pochi momenti, riesco a respirare una boccata d'aria di libertà.
E scappo lì........ogni qualvolta sento il bisogno di fuggire o di ritornare.
"Rubo" questo post dal blog http://condoricose.splinder.com/archive/2007-06 e mi scuso con l'autore, Riccardo Madrid, per l'abuso, ma anch'io amo Ancona e quel posto in particolare, a cui sono legata da intensi ricordi. Nel leggere questo scritto, ho provato molta emozione. Andarvi è sempre una grande gioia. Ho profonda stima di Danilo, Chicchi, e nutro per lui un affetto sincero. Il merito dell'accoglienza e dell'amicizia che vi trovo, va a chi mi ci ha portata la prima volta, tanto tempo addietro, e con cui ho continuato a condividere il piacere di "stare insieme", al tavolo 4: FRA.

Vicolo di Strabacco
La produzione di acquarelli da portarmi in Cile va avanti e mi obbliga a guardare questa mia città non con gli occhi di chi passa per le vie distratto e di corsa perché deve arrivare da un posto all’altro in fretta e per lavoro. No, mi obbliga a guardare gli angoli, le piazze e le strade e pensare a cosa c’è dietro i muri, ad immaginare come sarebbe quel posto senza macchine, a pensare che, tutto sommato, Ancona è più bella di quanto i suoi abitanti credano.
Affianco a questo vicolo, ad esempio, c’è “Strabacco” (osteria-teatro). Diciamo che nell’anima è una raffinata “osteria” dove il titolare, Danilo, ha fatto veramente “un ristorante di un certo tipo”. Ho sentito tantissime volte persone che si proponevano di “mettere su” un luogo così: “di un certo tipo”, senza definire mai di quale tipo si trattasse e quindi senza riuscirci. Danilo lo ha definito e, lavorando molto, ci è riuscito.
Aperto nel 1978, aveva in cucina una macchina a gas con quattro fornelli, uguale a quella che c’era a casa mia. e forse, se è possibile, più sgangherata. C’era qualche tavolo, qualche sedia e tante idee, ma soprattutto c’era la presenza carismatica di una persona convinta che la gastronomia seria è cultura.
Danilo ha studiato, ha studiato tanto le tradizioni culinarie delle Marche, i suoi vini, i suoi prodotti, è andato a scovare tutti i “segreti della nonna” . Poi è cresciuto con intelligenza ed è stato bravissimo a non perdere lo spirito degli inizi, e cioè quello di un luogo dove non c’è bisogno di conoscere una persona per sedersi allo stesso tavolo.
Da Strabacco si può “stare insieme”. Non sono un cliente assiduo, ma molte cene o pranzi “importanti” li ho fatto lì. Chi serve a tavola non arriva certo con lo smoking, ma arriva con quel sorriso che ti fa sentire a casa. Poi passa Lui a salutare sempre con le parole appropriate, si tratti di un giornalista, di un ambasciatore, di un attore, di un politico, di un gastronomo o semplicemente si tratti di me che non sono nulla di tutto ciò. Con Danilo ho un debito.
Molte volte ho citato in Condoricose i “miei raccontini” e di questi ne ho pubblicato uno solo. Si tratta de “L’ancora e la locomotiva”, un ricordo del mio peregrinare tra le case che Neruda ha lasciato in Cile. La “edizione” è un volumetto di 20 pagine (cm 10x14) stampato con una certa eleganza in occasione di un recital di poesie del Premio Nobel e soprattutto finanziato da Strabacco. A questo punto credo che l’acquarello non lo porterò in Cile, ma lo regalerò a Danilo.
Commento al post
Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare.....
(tratto da "Solitudine" di Emily Dickinson)
Ricordo il cenno della sua mano, nell'auto che mi precedeva, a indicarmi questo luogo incantato. Non c'era tempo, neppure per una brevissima sosta. Solo uno sguardo veloce per catturarne l'immagine. E, dentro di me, la tacita promessa che vi sarei tornata. Ho ripercorso con le stesse emozioni la strada sinuosa che costeggia quel mare cristallino. Sulla pelle, il sole ancora limpido riscaldava la lieve brezza frizzante. Cielo, terra, mare: linee perfette e contrasti abbaglianti di luce e colori. Nei ricordi, riaffiora nitido e inesorabile un senso di profonda mancanza. In quel meraviglioso abbraccio dei sensi, è solitudine.

Anch'io avevo voglia di mare,
voglia di mare con te
Ho cercato di rincorrere i tuoi pensieri,
li ho inseguiti a lungo, oltre quel mare.
Chiaro il silenzio, più di mille altre parole.
Colore, luce, profumi, bellezza.
Perfezione assoluta.
Mancava soltanto una nave
per salpare e sparire, lontano.......

Ricordo quel giorno, al porto.
Seduti vicini, in silenzio.
Guardavamo partire le navi.
Partiamo? Sì, partiamo.
Ma restavamo lì, in silenzio,
a guardare partire le navi.
Ecco il momento che mi mancava da vivere insieme a questa città.
E' stato difficile andarmene.....oggi ancora di più.

Intuire, sentire, capire che qui, oggi, non ero gradita.
E non lo ero neanche l'ultima volta.
Ma io andrò di nuovo.
Anche se con la sola compagnia di una mancanza.
Con le lacrime agli occhi, ma andrò.
Niente e nessuno potranno portarmi via il desiderio
di sentirmi parte di questa città.

Qui sono i miei ricordi....lontani, come ora lo è chi mi lega indissolubilmente a questa città.

Mi chiedo, con sempre maggiore rammarico e tanta nostalgia, quanti di questi spettacoli sto perdendo, restando in un luogo non mio.
Mi chiedo perché debba essere così "legata", come una prigioniera, quando avrei solo desiderio di andare.
Ormai non c'è più molto, qui, per cui valga la pena restare.

Le immagini catturano e rimandano emozioni che mi legano a questi luoghi.
Le mie fughe qui sono, però, soprattutto maldestri tentativi di mettere distanze.
Tuttavia, ciò che tento di lasciarmi dietro ritorna con prepotenza di fronte a questa straripante natura.
Allora sento che desidero, con tutta me stessa, avere accanto a me ciò da cui sono fuggita.

Salento....terra di sole
di mare, di vento....
terra d'infiniti colori....
d'intensi profumi che
scaldano i cuori dei giovani
amori e fanno ballare
le genti al ritmo di
tamburelli ardenti.



Ed è già nostalgia........

Finalmente in vacanza, in questo mare stupendo.
Un saluto a tutti gli amici......

Ancona, Cattedrale di San Ciriaco
Lecce, Basilica di Santa Croce

Una terra stupenda in cui far scalo,
dove i suoi forti profumi si mescolano a quelli del mare.
Profumi da annusare.
Profumi da respirare.

Splendida, come sempre.
Ancor più emozionante dal mare......

Colori e profumi di un mare incantato.

Domenica, 20 novembre 2005
Tempo meraviglioso: un'aria così tanto limpida da mostrare nitidi, in lontananza, i Sibillini innevati e l'argento del sole riflesso. E, ancora più in là, il mare, di un azzurro intenso che pareva di afferrarlo. La campagna arata, dalle molteplici contrastanti tonalità brune, delineava perfettamente il confine tra cielo, terra e mare. Qua e là, pennellate di verde più cupo, gli ulivi, e chiazze di verde brillante, il grano appena spuntato. E ancora, gli ultimi sprazzi di rossi vividi e smozati, di gialli splendenti e opachi nelle vigne ormai quasi spoglie. La luce, di un'intensità inusuale, rifratta dall'aria chiara e pungente, metteva in risalto la naturale grazia delle colline, dai profili addolciti, degradanti verso la pianura, dove l'occhio si perdeva, al di là dell'orizzonte, in quell'immensa distesa d'acqua.
Dall' "ermo colle", si scoprivano, oggi come non mai, "interminati spazi" e "profondissima quiete". Emozione tangibile, in quel riuscire a "vedere" con sguardi sempre diversi, in quel poter "vivere" così intensamente, e di nuovo, tanta bellezza ......
Poi il tramonto negli occhi, come allora. Un'esplosione inattesa, possente, di luci e colori, un bagliore accecante. Pian piano, il lieve sfumarsi in tinte più tenui, delicate, soffuse.
In un attimo, un ricordo così vivo e presente da lasciare senza respiro. Un repentino, improvviso proiettarsi a ritroso nel tempo. Un rivivere immagini, odori, suoni e silenzi. Un rapido sovrapporsi di quelli a questi presenti. E solo allora ho capito che "certi posti" fanno inesorabilmente parte dell'esser-ci. Certi ricordi si annidano dentro, radicati, indelebili, latenti. Riaffiorano, sempre, e mai sbiaditi.
E a nulla, a nulla serve volervi caparbiamente tornare per scalfire emozioni.
Quelle restano.
Intatte.
Lo so, è sempre là........ma non ci sono più tornata, da allora. Non ho voluto. Non avrei potuto.
Io mantengo sempre le promesse, anche quelle a cui non avrebbe alcun senso tener fede. Tu, invece, prometti solo, ma poi.....
Sarò sbagliata, dovrei fregarmente come fai tu, ma ho un profondo rispetto dei ricordi e di CHI è legato ad essi.

Ancona: un "porto" sicuro
8 ottobre 2005
Di nuovo in Ancona. Un ritorno, dopo tanto tempo. Molta nostalgia.
Splendida, come sempre, anche se il mare era del colore verde sbiadito delle foglie d'autunno.
12 novembre 2005
Ancona: bellissima, oggi, tra la nebbia. Non nitida come la sento. Presente, sempre, come la ricordo. Cielo e mare tutt’uno. Il cielo grigio, il mare di un plumbeo color argento, solcato da strie di luce pallida, piatto, immobile, senza un alito di vento che increspasse le onde. Paesaggio quasi lunare di un novembre sbiadito. Le luci, come avvolte dall'evanescente foschia, rendevano irreale il suo affacciarsi sul golfo, come se lei fosse sparita, improvvisamente e inesorabilmente inghiottita dall'acqua e dal cielo. Anche i rumori sembravano perdersi lontano e riecheggiare attutiti, ovattati. Le navi nel porto, silenziose, in attesa. Ma il suo odore familiare giungeva nitido, misto a quello acre e pungente che veniva dal mare.
Emozioni e sensazioni riaffiorano, ogni volta. Non torno per ricordare, ma per dimenticare, a poco a poco, per sostituire quei ricordi ad altri ricordi, per sperare che i primi, ancora presenti e vivi, sbiadiscano, come la città dentro la nebbia.
E' il silenzio che voglio, un silenzio immobile, senza echi e sussurri: il silenzio della mente, dei pensieri. Vorrei che questi si spegnessero come le luci in quel mare irreale.
Seppur vissuta di passaggio, insieme rubando fuggevoli attimi che a me non sono mai appartenuti interamente, lei è mia, è la mia Ancona, quella che cerco, ogni volta. La vedo, la sento anche al di là della nebbia. E la porto con me, dentro gli occhi. Sempre diversa l'immagine ma sempre uguale nel cuore.
Quale canto s'è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle
Quale festa sorgiva
di cuore a nozze
Sono stato
uno stagno di buio
Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio
Ora sono ubriaco
d'universo
Giuseppe Ungaretti, 24 agosto 1916

Oggi Ancona era splendida, adagiata sul golfo illuminato dal sole primaverile e contornata dall’azzurro del mare e del cielo. Sono salita al duomo per ammirarne il panorama, per sentirne l’odore e i rumori e portarla via negli occhi e nel cuore. Poi, stasera, mi sono fermata per un attimo a guardarla sdraiata languidamente sul golfo, illuminata dalle mille luci che si rispecchiavano nel mare e ne sono rimasta affascinata. Amo questa città, profondamente, perché è il luogo in cui dimorano tanti ricordi, tante sensazioni, tante emozioni e che rivivo a pelle, ogni volta.
Ho camminato tutto il giorno per il centro di Roma, città amata/odiata. Camminare, riannusare l'odore, ché ogni città ha il suo, perdersi nel barocco urlato sottovoce delle chiese maltrattate, dei monumenti inutilmente trascurati, del traffico ossessivo ed alienante, del dialetto che bene o male ancora porto nel mio esporre, sensazioni che per me sono irrinunciabili. Il lavoro che faccio mi porta a girare le città, da ognuna delle quali traggo sensazioni e sentimenti che poi ti restano dentro, indissolubilmente. Ti ho scritto di Napoli, città inutilmente mortificata, potrei descriverti Bologna piuttosto che Bari o Ravenna.............Manca, e mi manca veramente, il senso della condivisione, mi piacerebbe poter spiegare, raccontare situazioni, aneddoti, odori, afrori, momenti magici oppure di disperazione, che pure ci sono stati, e purtroppo ancora ci saranno. La mia vita è fatta sopratutto di mancanze, di crisi di identità, di mancanza di un porto sicuro da condividere, anche se amo visceralmente il PAESELLO, ma non mi vedrà vecchio.....

Ti ho già detto che mi piace come scrivi. Hai uno stile immediato, essenziale, incisivo, fatto di pennellate di vita vissuta e di sensazioni che ti restano sulla pelle. Vivi i luoghi camaleonticamente immerso in essi e ne cogli i molteplici aspetti e le innumerevoli sfaccettature con razionale lucidità, ma, nel contempo, con l’animo di chi, per carattere e per cultura, è abituato a sentire visceralmente quanto gli accade attorno. Ma non sempre ne rimani pienamente coinvolto: il tuo è un “entrare” nell’ambiente e, contemporaneamente, un restarne fuori, come uno spettatore che, proprio perché solo spettatore, cerca di “prendere” ciò che poi porterà con sé, ma lontano da lì. Sei passionale nel tuo approccio con la realtà, un attento osservatore, un critico ironico e consapevole. Usi un linguaggio estremamente realistico, che viene caratterizzato da scioltezza di forma e ricercatezza di termini, il cui significato contrastante rende pienamente l’idea della contraddittorietà delle situazioni esperienziali che ti trovi a vivere in questo tuo continuo peregrinare da una città all’altra. Riproduci immagini, suoni, rumori, odori, sapori, in maniera così netta che riesci a trasmetterli come vivide sensazioni.
Bellissima espressione:”….perdersi nel barocco urlato sottovoce delle chiese maltrattate, dei monumenti inutilmente trascurati, del traffico ossessivo ed alienante”. Quel “perdersi” dà veramente l’idea del caotico mondo cittadino, in cui non si è nessuno tra tanti, ognuno individualmente preso dalla vita frenetica e, allo stesso momento, legato indissolubilmente a quel ritmo vorticoso perché non ve ne sono altri possibili. Non amo Roma quanto Napoli, non c‘è ricordo nel mio passato, che sia in grado di farmi rivivere emotivamente quella città, pur consapevole della sua bellezza. Non vi è valido motivo per cui mi senta attratta dal ritornarci, non ne avverto il fascino sottile che esercita il luogo dove le esperienze vissute ti hanno profondamente coinvolto. Il mio venire a Roma è legato, per lo più, agli studi o a sporadiche visite, e non ho avuto mai con me qualcuno in grado di “spiegare, raccontare situazioni, aneddoti, odori, afrori, momenti magici oppure di disperazione….” e al quale avessi potuto associare alcuna esperienza significativa e degna di ricordo, nessuno che me l'abbia saputa far amare. Di questa stupenda città mi rimane la magnificenza della sua cultura e la grandezza del suo percorso storico, ma non vi sono legata sentimentalmente. Ecco perché, di lei, avverto prevalente la sensazione di “traffico ossessivo ed alienante” piuttosto che di città ospitale e irresistibile, da vivere sulla pelle. Napoli è Napoli, unica nel suo genere, non si pongono paragoni. Caotica quanto vuoi, ma è una città che ti avvolge e ti coinvolge, completamente.

"Così, tra questa
Immensità, s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare"
Ancona è parola greca che vuol dire gòmito; il gòmito nasce dal monte Cònero e si allunga con una sfilata di rupi, dove il sole nasce e tramonta sul mare. E' la sontuosa regina del Medio Adriatico, dinamico porto d'Europa. Città carica di storia, d'arte e di cultura.

Riviera del Conero
Vorrei dirti che.........quando guardiamo le navi, mi piace da morire.

Napoli, o l'ami visceralmente o la odi con ugual passione. Città contorta, avvitata su se stessa, impenetrabile ma allo stesso tempo, aperta ad esperienze che, se vissute con le persone giuste, rischiano di diventare indimenticabili. L'architettura della città indica, senza ombra di dubbio, di trovarsi al cospetto di una capitale, decadente, ma capitale. Certi scorci, certe sceneggiature a cielo aperto, ne fanno un teatro umano forse unico al mondo.
Sentire certi odori che negli anni hai catalogato come gradevoli, e che solo certi luoghi d'affezione ti danno, è estremamente piacevole. Poi Capri all'orizzonte, il casino endemico e fisiologico alle spalle, amo questa città, strana, magica, misteriosa ma allo stesso tempo aperta al futuro e, per fortuna, al passato. Mi sei mancata, avrei voluto sentire la tua voce mischiata a quella del mare davanti, riempire i miei occhi dei tuoi, il tuo profumo a quello che mi circondava, ma sei virtuale. Pazienza. Tienimi dentro di te.
Con poche “pennellate”, quasi un pittore, hai saputo cogliere le peculiari caratteristiche di quella città che anch’io ho imparato ad amare, così come mi entusiasma la gente chiassosa e il suo caotico modo di vivere. Mi piace guardare la città dall’alto, adagiata in quello scenario sconfinato che è il golfo; ma altrettanto amo tuffarmi nei vicoli, tra la gente, nei mercati, nei bar e cogliere commenti in quel tipico dialetto colorito ed espressivo come pochi. E’ un appuntamento fisso, ogni volta che vado, al porto e al mercato: ascoltare i venditori delle bancarelle reclamizzare i propri prodotti con una mimica gestuale che ha dell’incredibile e con espressioni uniche, sono sensazioni ed emozioni che non mi perderei per nulla al mondo. Poi Spaccanapoli, dove perdi lo sguardo tra fiumi di biancheria stesa, bambini vocianti nei vicoli, donne affacciate alle finestre che commentano platealmente di tutto, incuranti di chi passa e ascolta. Né perdo l’esperienza di un “bagno di traffico”, dove le regole della strada vanno a farsi benedire: si passa con il rosso e ci si ferma con il verde…gente che impreca, commenta, strombazza, gesticola, senza alcun ritegno. Città contraddittoria, è vero, ma meravigliosamente viva e bellissima. Quei colori e quegli odori sono solo in quel luogo, non in altri. E quei suoni……la musica…tutto ti coinvolge e ti affascina. Non si può non provare nostalgia e desiderio di ritornare. Sì, sarebbe un’esperienza indimenticabile, tu ed io, con questa nostra disposizione d’animo a cogliere le sfumature e a godere della bellezza, essere lì, insieme, con davanti il mare, le navi e, in lontananza Capri, Ischia e il Vesuvio. Mi si stringe il cuore al solo pensiero di come avrebbe potuto essere.