Se hai un passato di cui non sei soddisfatto, adesso dimenticalo. Immagina per la tua vita una nuova storia, e credici. Concentrati soltanto sui momenti in cui sei riuscito ad ottenere quello che desideravi: e questa forza ti aiuterà ad ottenere ciò che vuoi.
Tratto da "Monte Cinque" di Paulo Coelho e inviatomi da Chicchi......

Possiamo ripartire da qui
per fare nostri nuovi propositi di vita,
nuove interpretazioni del nostro quotidiano.
Per rinnovarci
o soltanto per ripartire dopo qualche inconfessabile e taciuto amore,
qualche tsunami del cuore,
che ha portato via ogni ambiguo legame,
divenuto praticamente insostenibile.
tratto da STRAblog di Danilo
"Rubo" questo post dal blog http://condoricose.splinder.com/archive/2007-06 e mi scuso con l'autore, Riccardo Madrid, per l'abuso, ma anch'io amo Ancona e quel posto in particolare, a cui sono legata da intensi ricordi. Nel leggere questo scritto, ho provato molta emozione. Andarvi è sempre una grande gioia. Ho profonda stima di Danilo, Chicchi, e nutro per lui un affetto sincero. Il merito dell'accoglienza e dell'amicizia che vi trovo, va a chi mi ci ha portata la prima volta, tanto tempo addietro, e con cui ho continuato a condividere il piacere di "stare insieme", al tavolo 4: FRA.

Vicolo di Strabacco
La produzione di acquarelli da portarmi in Cile va avanti e mi obbliga a guardare questa mia città non con gli occhi di chi passa per le vie distratto e di corsa perché deve arrivare da un posto all’altro in fretta e per lavoro. No, mi obbliga a guardare gli angoli, le piazze e le strade e pensare a cosa c’è dietro i muri, ad immaginare come sarebbe quel posto senza macchine, a pensare che, tutto sommato, Ancona è più bella di quanto i suoi abitanti credano.
Affianco a questo vicolo, ad esempio, c’è “Strabacco” (osteria-teatro). Diciamo che nell’anima è una raffinata “osteria” dove il titolare, Danilo, ha fatto veramente “un ristorante di un certo tipo”. Ho sentito tantissime volte persone che si proponevano di “mettere su” un luogo così: “di un certo tipo”, senza definire mai di quale tipo si trattasse e quindi senza riuscirci. Danilo lo ha definito e, lavorando molto, ci è riuscito.
Aperto nel 1978, aveva in cucina una macchina a gas con quattro fornelli, uguale a quella che c’era a casa mia. e forse, se è possibile, più sgangherata. C’era qualche tavolo, qualche sedia e tante idee, ma soprattutto c’era la presenza carismatica di una persona convinta che la gastronomia seria è cultura.
Danilo ha studiato, ha studiato tanto le tradizioni culinarie delle Marche, i suoi vini, i suoi prodotti, è andato a scovare tutti i “segreti della nonna” . Poi è cresciuto con intelligenza ed è stato bravissimo a non perdere lo spirito degli inizi, e cioè quello di un luogo dove non c’è bisogno di conoscere una persona per sedersi allo stesso tavolo.
Da Strabacco si può “stare insieme”. Non sono un cliente assiduo, ma molte cene o pranzi “importanti” li ho fatto lì. Chi serve a tavola non arriva certo con lo smoking, ma arriva con quel sorriso che ti fa sentire a casa. Poi passa Lui a salutare sempre con le parole appropriate, si tratti di un giornalista, di un ambasciatore, di un attore, di un politico, di un gastronomo o semplicemente si tratti di me che non sono nulla di tutto ciò. Con Danilo ho un debito.
Molte volte ho citato in Condoricose i “miei raccontini” e di questi ne ho pubblicato uno solo. Si tratta de “L’ancora e la locomotiva”, un ricordo del mio peregrinare tra le case che Neruda ha lasciato in Cile. La “edizione” è un volumetto di 20 pagine (cm 10x14) stampato con una certa eleganza in occasione di un recital di poesie del Premio Nobel e soprattutto finanziato da Strabacco. A questo punto credo che l’acquarello non lo porterò in Cile, ma lo regalerò a Danilo.
Commento al post

Voglio riproporre un commento a un mio post di quasi quattro anni fa. Non portava né firma né altra indicazione. Anonimamente bello e struggente. Ma, anche dopo così tanto tempo, queste parole continuano a suscitare emozioni. Mi farebbe immenso piacere "ritrovare" chi le ha lasciate sparse qui dentro.....
25 Aprile 2004 - 15:22
"Ormai vivo di attimi. Lavoro, metropolitana, viaggi, ufficio, moglie, figli, amici, colleghi, parenti... ma il mio cuore è in un luogo solo, accanto a una donna con cui vivo momenti di sincerità, gioia, dolcezza e malinconia... Un luogo che non si può manifestare che in minuti imprevedibili in cui il tempo si ferma, lo spazio si dilata, e poi... poi torna tutto come prima... torniamo nelle nostre vite con la certezza di avere in comune un'isola segreta... nota solo a noi due. Ecco il mio carpe diem." 
Amare è come una droga: all'inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga. A quel punto, come i drogati rubano e s'umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.
(Paulo Coelho)
C'era fra noi un gioco d'azzardo
ma niente ormai nel lungo sguardo
spiega qualcosa
forse soltanto
certe parole sembrano pianto
sono salate, sanno di mare,
chissà, tra noi, si trattava d'amore...
Ma non parlo di te, io parlo d'altro
il gioco era mio, lucido e scaltro...
io parlo di me, di me che ho goduto,
di me che ho amato
e che ho perduto...
e trovo niente da dire o da fare
però tra noi si trattava d'amore...
C'era fra noi un gioco d'azzardo,
gioco di vita, duro e bugiardo
perchè volersi e desiderarsi
facendo finta d'essersi persi...
adesso è tardi e dico soltanto
che si trattava d'amore,
e non sai quanto...
(Paolo Conte)
Grazie, Chicchi....sei un tesoro. Dici che queste parole mi aiuteranno. Forse....
Ma sei tu che mi stai aiutando, l'unico, e lo fai con una tenerezza commovente.
Ti voglio bene.

Chili - ile de Chiloe - Castro
Iniziai a camminare nel parco, poi per le strade deserte, e all'improvviso mi accorsi che l'eco dei miei passi si moltiplicava. Non ero solo. Non sarei stato solo mai più. Coloane mi aveva passato i suoi fantasmi, i suoi personaggi, gli indio e gli emigranti di tutte le latitudini che abitano la Patagonia e la Terra del Fuoco, i suoi marinai e i suoi vagabondi del mare. Adesso sono tutti con me e mi permettono di dire a voce alta che vivere è un magnifico esercizio.
Luis Sepulveda, Patagonia Express
Un incontro virtuale, fortuito, un casuale passaggio al Caffè del porto, ritrovo di “amici lontani”, e una piacevole scoperta, inattesa, dopo tanto navigare in questo oceano di presenze: due persone stimolanti, con cui stabilire un rapporto dialettico, fatto d’intesa e di univoche sensazioni.
Lui, marinaio senza mare, viandante del mondo, stravagante, una vita piena, esperienze non comuni, profondo conoscitore dell’animo umano. Ho letto con particolare attenzione i suoi scritti. Pochi gli indizi, ancora troppo pochi per comprendere, ma chiari i tratti di una personalità controversa, contraddittoria, forte e volitiva, e, allo stesso tempo, attenta, sensibile e tenera, in cui il passato, ancora molto vivo, si fonde nel presente. E i ricordi, impressi con lucidità indelebile, delineati con pennellate e scalfiti nel profondo, sono il bagaglio, a volte il fardello, del suo vivere, del suo esserci. Indubbiamente persona coltissima. Non lo conosco, solo semplici scambi di mail, qualche mio commento, qualche sua risposta, anche dai toni scherzosi, eppure mi attira per questa sorta di mistero che lo pervade.
Non sono mai stata attratta dai conformismi e l’adattamento mi è sempre insopportabile. E’ il coraggio, però, che spesso manca nell’operare scelte diverse. Ecco perché, di fronte alla pienezza di vite vissute alla ricerca di soddisfare aspirazioni, di inseguire sogni, di realizzare progetti, ancor più pesante è l'impressione dell’inutilità di esistere in un modo piuttosto che in un altro.
Poi c’è lei, quasi ancora bambina, eppure così donna, occhi neri, espressivi, sguardo intenso e scanzonato, malizioso sorriso. Sensibilità non comune, propensione all’ascolto e a parlare di sé. Apparsa dal nulla a condividere esperienze. Un incontro casuale, tra i due: un ascensore che saliva. Luogo banale, forse, ma quello spazio ristretto incoraggia il guardarsi negli occhi, annulla barriere.
Per l’uno, giornata d’intenso lavoro finita in un’insulsa serata, noia e solitudine, i soliti wishy e bourbon, un eclissarsi dalla folla, quasi a voler scomparire dentro il “maglione tarlato”, una specie di “coperta di Linus” che mantiene contatti con affetti e luoghi lontani; per l’altra, un’occasione da non perdere, situazione insolita, frizzante, frenetica, esperienza vissuta con la spensieratezza dei suoi anni.
Due strade confluiscono in un ascensore in salita. Non è un incontro come gli altri, lui lo sente. E lo avverte anche lei. Non vi è la superficialità di un semplice, casuale incrocio di sguardi. Ne nasce una promessa: un racconto a due mani, un confidarsi reciproco di emozioni provate.
Insolita storia, la loro, non ancora conclusa…….Restiamo in attesa.

... forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, leggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall'incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la
certificazione della presenza di un vile - gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo - le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri - la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima ... leggere è una sporcheria dolcissima. Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro ? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura - un libro che inizia ...
Da "Castelli di rabbia" di Alessandro Baricco

Quando, nel 1637, René Descartes dedicò all'arc-en-ciel l'ottavo discorso delle Météores, nella letteratura scientifica ed erudita l'arcobaleno era ancora considerato una "meraviglia", un fenomeno destinato a suscitare stupore e ammirazione, di cui non era possibile fornire una spiegazione filosofica e matematica completa. Non è il rigore scientifico che riuscirà a sminuire il fascino e il mistero in colui che si pone di fronte alla natura e ai suoi incredibili fenomeni, con il rispetto che merita, consapevole della loro grandezza. La scienza è un modo per vedere al di là, come il nano sulle spalle del gigante, secondo l'immagine ripresa da Bernardo di Chartres nella disputa degli antichi e dei moderni.

Musa, quell 'uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich' ebbe a terra
Gittate d' Ilion le sacre torri;
Che città vide molte, e delle genti
L'indol conobbe; che sovr'esso il mare
Molti dentro del cor sofferse affanni,
Mentre a guardar la cara vita intende,
E i suoi compagni a ricondur: ma indarno
Ricondur desiava i suoi compagni,
Ché delle colpe lor tutti periro.
Incipit dell’Odissea di Pindemonte
Ulisse rappresenta simbolicamente il viaggiatore, colui che si muove per soddisfare la propria conoscenza del mondo, uomo dominato dallo spirito di avventura e dall'irrequietezza di vita.
Il mito di Ulisse vive un'esistenza immortale da secoli, attraversa ogni spazio ed ogni tempo; la sua avventura si ripete ed il viaggio continua ancora: ha toccato le terre più lontane e sconosciute, è salito verso l'infinito dello spazio, ha visitato le pieghe misteriose dell'universo, cammina con gli uomini di tutti i tempi, viaggiatori del loro destino, verso mete sempre nuove. Da lontano ci insegna a non fuggire i problemi, a saper accettare le verità, ci ammonisce a non rinunciare mai alla consapevolezza di sé e del mondo circostante. E' la grande lezione di chi seppe diventare eroe perché seppe essere uomo.

Al termine di Ragazzi di Vita non rimane quella sensazione di soddisfazione che in genere si prova quando si finisce di leggere un romanzo distensivo, rilassante e coinvolgente; la sensazione che rimane è, piuttosto, di malessere e tristezza: quelli che ne "Il Sogno di una Cosa" erano ragazzi di campagna semplici e schietti, in compagnia dei quali si trascorrevano ore tranquille, oltre che momenti più difficili, in quest'altro romanzo sono adolescenti della periferia di Roma, sottoproletari con alle spalle famiglie sfrattate, ammucchiate insieme ad altre famiglie in stanze e corridoi di edifici fatiscenti.
Il romanzo racconta le loro giornate trascorse alla ricerca di soldi e passatempi. Sono personaggi emarginati dalla città normale e rispettabile, non integrati in un contesto sociale di lavoro o scuola: la strada è il loro spazio e la loro scuola. Una delle sensazioni più immediate, durante la lettura, è che si stia assistendo alla storia di adolescenti che non sono mai stati bambini. In loro non c'è la voglia di giocare innocentemente, nessuno di loro è ingenuo.
La strafottenza, la tracotanza, la malizia e la prepotenza sono talmente naturali da sembrare quasi congeniti; non esistono rapporti umani basati sull'amicizia, sui vincoli familiari o d'amore. La povertà e la disperazione che regnano in questo romanzo non guardano in faccia a niente e nessuno: per gioco si può decidere di bruciare uno del gruppo, per rabbia si può reagire accoltellando la propria madre, per necessità si rubano i soldi di tasca a un amico con il quale ci si stava divertendo sul fiume poco prima. È un fiume torbido e inaffidabile, una metafora più che somigliante al tipo di vita che si ritrovano i personaggi pasoliniani, già minati dalla nascita. Anche in questo romanzo sono gli istinti più naturali dell'uomo a farla da padroni: fame, sonno, sesso, sono sempre presenti.
Con i romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta Pasolini ha dato, con grande sensibilità e senso della realtà, espressione letteraria al sottoproletariato dell’estrema periferia romana, una realtà sociale formatasi dopo le distruzioni imposte alla città dai bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale e alimentata anche dalle grandi ondate migratorie dell’immediato dopoguerra, quella stessa realtà che il Poeta descriverà con mano sicura e partecipe anche nei suoi film Accattone e Mamma Roma, e che sarà guida costante di tutta la sua vita e delle sue creazioni artistiche.
In Una vita violenta la rappresentazione pasoliniana, pur crudamente realistica, evidenzia pietà e amore per un mondo miserabile i cui personaggi possono essere cinici e amorali ma al tempo stesso pienamente innocenti per la loro infantile, primitiva, quasi istintiva umanità.
Strettamente aderenti alla materia trattata sono le scelte linguistico-espressive che utilizzano largamente il dialetto romanesco, tanto che quasi tutte le battute di dialogo sono costituite da una fedele e spesso cruda trascrizione del gergo delle borgate. I passi di carattere narrativo e descrittivo presentano invece, con felice esito espressivo, un singolare intarsio di lingua italiana e dialetto.







L'idea di utilizzare l'ombra proiettata da uno stilo (gnomone) per misurare il trascorrere del tempo, è così vecchia che va più indietro della storia e si perde nella preistoria dell'uomo.
Nel corso delle varie epoche le meridiane e gli orologi solari in genere, si sono modificati nella tecnica, negli scopi per cui erano costruiti, nelle decorazioni e nei motti che li accompagnavano, e costituiscono quindi un'importante testimonianza della storia e del costume per epoca e per zona geografica. Ai giorni nostri, l'uomo sembra aver dimenticato questo tipo di strumento, almeno a giudicare dal fatto che molte meridiane non sono manutenzionate, mentre altre spariscono nel corso di restauri affrettati, mentre è raro assistere alla costruzione di nuove. Eppure questo strumento continua ad esercitare un grande fascino ed è dotato di caratteristiche persino… moderne, perché non consuma energia, non si consuma, non ha bisogno di pile, non inquina.
Molto interessanti sono anche i motti riportati su alcune meridiane, spesso in latino ed altre volte nella lingua del posto. Un motto tra i più ricorrenti è "Hora non numero nisi serenas", mentre un altro che fa molto riflettere è "Vulnerant omnes ultima necat". Questi ed altri motti sono riportati anche su alcuni orologi delle torri campanarie, su quelli a pendolo, da taschino e da polso.....proprio per dare VALORE al tempo.
GRAZIE a FRA per lo spunto.....preso dal suo commento.

"Fra i diversi strumenti dell'uomo, il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo. Il microscopio, il telescopio, sono estensioni della sua vista; il telefono è estensione della voce; poi ci sono l'aratro e la spada, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un'altra cosa: il libro è un'estensione della memoria e dell'immaginazione."
Jorge Luis Borges
"I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi, delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi della nostra memoria cose remotissime... Se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e ignoranti e senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli uomini."
Giovanni Bessarione, lettera del 31
maggio 1468 al Doge Cristoforo Moro
Nessun vascello c'è che come un libro
Possa portarci in contrade lontane
Né corsiere che superi la pagina
D'una poesia al galoppo
Questo viaggio può farlo anche il più povero
Senza pagare nulla
Tant'è frugale il carro che trasporta l'anima umana.
Emily Dickinson
"Fortunatamente ci sono i libri. Possiamo dimenticarli su uno scaffale o in un baule, lasciarli in preda alla polvere e ai tarli, abbandonarli nel buio delle cantine, possiamo non posarvi lo sguardo sopra né toccarli per anni e anni, ma a loro non importa, aspettano tranquillamente, chiusi su se stessi perché nulla di ciò che contengono si perda, il momento che arriva sempre, quel giorno in cui ci domandiamo, Dove sarà quel libro che insegnava a cuocere la creta, e il libro, finalmente convocato compare ..."
Jose Saramago, La Caverna
“L’ozio è un trovato dell’imbecillità umana; nella natura non v’è ozio, né cosa che sia inutile”
Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano
"OGNI UOMO E' UN POETA"
Henry Charles Bukowski, lo scrittore maledetto. L'uomo che emerse da una vita trascorsa nei bar e nella disperazione e nella follia. Nell'ansia del suicidio. Anormale, come scrive in una sua poesia. Definito dalla critica "il genio barbone’’.

Il cuore che ride
la tua vita è la tua vita.
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell'arrendevolezza.
stai in guardia.
ci sono delle uscite.
da qualche parte c'è luce.
forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.
stai in guardia.
gli dei ti offriranno delle occasioni.
riconoscile, afferrale.
non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
la tua vita è la tua vita.
sappilo finché ce l'hai.
tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.